Club Collezionisti Capsule
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Cava, il metodo classico spagnolo

In questo articolo parleremo del famoso e unico vino spumante spagnolo, tristemente famoso tra noi collezionisti di capsule, non tanto per le sue qualità organolettiche, quanto per il mercato rigoglioso che propone quotidianamente nuove coniazioni di “capsule che raramente vedono la bottiglia”. Tra i collezionisti abbondano quelli che le capsule spagnole le cedono volentieri e qualcuno nemmeno ne vuol sentire parlare; però io per primo, nonostante non le colleziono, devo dire che in questa enorme galassia ogni tanto trovo capsule fatte veramente bene in quanto a policromia e fantasia.

 

La maggior parte del Cava importato in Italia, oggi come in passato, è di qualità poco più che mediocre e ciò ha determinato l’opinione diffusa che esso non sia altro che un vino semplicemente piacevole, di facile beva, non particolarmente fine né elegante.

Niente di più falso. Il Cava sa essere complesso e strutturato, fresco e minerale, può accompagnare come allegro e vivace aperitivo le immancabili tapas oppure abbinarsi a un ricco pasto a base di pesce e non solo...

Il 90% circa del Cava spagnolo è prodotto in Catalogna (Spagna) nella piccola regione del Penedes, compresa tra le città di Barcellona e Tarragona, e in particolare nella Valle dell’Anoia situata tra la Cordillera Prelitoral e la Cordillera Marina affacciata sul mare.

 

Sapide brezze, colline assolate, macchia mediterranea, lavanda, rosmarino selvatico, timo... quanto di più diverso si possa immaginare dalla francese Champagne! Il suolo è ricco di fossili marini, sabbia, gesso e calcare, situati di sotto a un sottile strato di silicio e argilla che dona al vino una sensazione delicatamente terrosa, quella che qualcuno chiama “impronta catalana”.

Non a tutti è noto che il disciplinare del Cava consente che esso sia prodotto anche in “municipios” lontani dalla Catalogna quali La Rioja, Aragòn, Navarra, Valencia ed Extremadura.

 

Il “Mètode Tradicional” catalano trae origine da uve, molto spesso allevate ad alberello, di Macabeu (la più importante), Xarel.lo e Parellada ma può anche arricchirsi dell’apporto di Chardonnay, Monastrell, Garnacha, Trepat e Pinot Nero, questi ultimi utilizzati soprattutto nelle versioni rosé. Un’altra varietà, la Subirai, si usa soprattutto per la formazione del “licor de expedition”.

Il termine "Cava" vuol dire cantina e deriva dalle numerosissime gallerie sotterranee scavate nel gesso presente in questa zona, “locali” dove il vino matura sui lieviti in condizioni di temperatura e umidità ottimali e costanti per tutto l’anno.

La classificazione del Cava prevede tre tipologie fondamentali:

Cava, con un minimo di 9 mesi sui lieviti

Cava Reserva, con almeno 15 mesi di permanenza sui lieviti

Cava Gran Reserva, con oltre 30 mesi sui lieviti.

Per quanto riguarda il residuo zuccherino, il Cava può appartenere a sette categorie:

Brut Nature, senza aggiunta di zuccheri

Extra Brut, fino a 6 grammi per litro

Brut, fino a 12 grammi

Extra Dry, fra i 12 e i 17 grammi

Dry, fra i 17 e i 32 grammi

Demi-sec, fra i 32 e i 50 grammi

Sweet, oltre i 50 grammi.

È interessante notare che mentre in Francia, e ancor più in Italia, quella del Brut Nature è una tendenza recente, in Spagna esistono Cava di questa categoria dal principio del Novecento.

 

La storia racconta che questo “vino espumoso” nasce nel 1851 quando Luis Justo y Villanueva, direttore dell'Istituto Agrario di Sant'Isidro (capoluogo dell’Anoia), inizia a produrre metodo classico con le stesse uve dello Champagne ma il vero padre del Cava sembra essere Josep Raventòs che nel 1872 sostituisce i vitigni “francesi” con quelli locali, anch’essi dotati di spiccata acidità. Da questo momento la storia del Cava si identifica con quella dell’azienda Codornìu, di proprietà della famiglia Raventòs, ancor oggi la più blasonata. La seconda grande azienda, la cui tipica bottiglia nera è famosa in tutto il mondo, è Freixenet della famiglia Sala che è fondata nel 1914 a Sant Sadurnì d’Anoia. Soltanto nel 1966 un decreto legislativo stabilisce che solo gli spumanti metodo tradizionale possono fregiarsi dell’appellativo Cava, obbligatorio dal 1972. Nel Giugno del 1989 la Comunità Europea riconosce il Cava come Vino Espumoso de Calidad Producido en una Regiòn Determinada. Attualmente le aziende produttrici di Cava sono più di 250 e la produzione nel 2011 ha sfiorato i 250 milioni di bottiglie di cui più della metà sono esportate soprattutto in Germania, Gran Bretagna e Belgio (l’Italia si colloca solamente al 31° posto).

 

“El Cava es la puerta abierta para la fuga del espiritu”.

Vazquez Montalban, scrittore e gastronomo catalano del Novecento.

 

 

 

Bibliografia

www.bibenda.it
www.institutdelcava.com